Il ritratto di un bambino famelico

Pubblicato il 20 gennaio 2026 alle ore 16:54

   Che la moderna democrazia abbia potuto sfornare - e nemmeno per la prima volta - un soggetto come Trump, la dice lunga sul suo livello di deterioramento.

   Il mondo occidentale, travolto da un incontrovertibile livellamento delle condizioni economiche globali che ne sanciscono l'indebolimento progressivo,  di pari passo con l'emergere delle nuove potenze economiche, sembrerebbe cercare di emettere gli ultimi ruggiti, l'ultimo tentativo di mantenere le redini di un sistema sempre più complesso ed ingestibile.

   Gli altri protagonisti dello scacchiere assistono compiaciuti,  anche perchè lo sgretolamento dell'occidente rappresenta, di pari passo, il riconoscimento di un primato che va ben al di là di quello meramente economico. Sembrerebbe prospettarsi una situazione geopolicia nella quale le autocrazie si mostrerebbero più efficaci nel gestire i cambiamenti repentini, le crisi interne ed esterne rispetto alle logore democrazie occidentali, frenate dall'opinione pubblica, dalle opposizioni politiche, dall'informazione "lbera", dalle burocrazie proprie dei sistemi in cui troppe forze sono in grado di esercitare  veti incrociati.

   Trump stesso prova ad assumere il ruolo dell'autocrate, relegando la stampa critica ad insincero strumento delle opposizioni, i propri alleati europei alla stregua di  subordinati e le organizzazioni internazionali a meri osservatori delle proprie scelte strategiche.    

   Quale democratico potrebbe affermare convintamente di ritenere la propria moralità al di sopra dei trattati internazionali? Quale personalità politica spingerebbe per la conclusione di ogni conflitto armato in essere per poi dirsi disposto all'invasione della Groenlandia, territorio sotto il protettorato Danese e, di conseguenza, all'interno del controllo UE?

   

    Trump sembra schierato contro tutti ed a favore dei soli Stati Uniti d'America, trattando gli europei come parassiti, i russi ed i cinesi come competitor disonesti e tutti gli altri come potenziali terre di conquista, quando non allineati agli interessi del proprio paese. In questo modo il pacifisca Trump è riuscito da una parte ad insinuarsi come mediatore nei conflitti tra Ucraina e Russia e tra Istraele ed Hamas, dall'altra a destituire con un bliz armato il governo venezuelano, intimidire quello colombiano, minacciare la Danimarca...

    A poco vale rappresentare il fatto che il Venezuela fosse retto da un governo dittatoriale, antidemocratico, corrotto ed immischiato col narcotraffico e che molti abbiano applaudito la caduta di Maduro. Non può essere la propria "moralità" a guidare l'operato dell'uomo politico più influente del pianeta. 

   L'esportazione della democrazia spesso ha nascosto interessi tutt'altro che ideali nella storia dei precedenti. Spesso l'intervento armato americano ha lasciato dietro di sè una situazione di incertezza e confusione. Pensiamo, ad esempio, alla Libia che, ancora oggi, liberata dal feroce Geddafi 15 anni fa, non ha ancora trovato una sua stabilità politica.

   Ma ritenere che la politica di Trump sia differente da quella di Biden sarebbe un grave errore. E' vero che a livello comunicativo il presidente in carica sembrerebbe un bizzoso ragazzino alle prese con il buffet dei dolci che non vorrebbe condividere con nessuno dei suoi più gracili amichetti, mentre Biden si presentava come l'amicone dell'Europa. Nella realtà l'obiettivo americano è sempre e solo il medesimo: fare in modo che la Comuntà Europea resti lontana dalla Russia.  Isolata, divisa e subalterna, l'Europa non potrebbe competere con nessuna grande potenza o alzare mai la testa per dimostrare le proprie ragioni.

 

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